VIVA LA COMUNE DI PARIGI, PRIMO GOVERNO OPERAIO!

 

Questo 18 marzo ricorre il 146° anniversario della Comune di Parigi, il grande avvenimento rivoluzionario che vide i proletari parigini “dare l'assalto al cielo” e istituire, per la prima volta nella storia, la dittatura del  proletariato.

La Comune fu il primo “governo operaio” instaurato nel mondo, un fatto carico di avvenire, dal quale Marx ed Engels trassero preziosi insegnamenti per tutto il movimento operaio internazionale.

Alleghiamo un articolo, per illustrare alla classe operaia e ai giovani proletari il significato, l’importanza e l'attualità della Comune di Parigi.

Informiamo che la Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML) per celebrare il 100° anniversario della Rivoluzione socialista d'Ottobre terrà una riunione pubblica internazionalista l'11 novembre di quest'anno a Parigi, nei pressi del “muro dei Federati”, dove si consumò la sanguinaria vendetta dei versagliesi contro i comunardi.

Invitiamo le organizzazioni comuniste, della sinistra rivoluzionaria e i compagni interessati a partecipare a mettersi in contatto con noi.

Gloria alla Comune di Parigi!

Viva l'Ottobre Rosso e l'internazionalismo proletario!

18 marzo 2017

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 

 

VIVA LA COMUNE DI PARIGI,

PRIMO GOVERNO OPERAIO!

Per quale motivo noi proletari rivoluzionari che rivolgiamo lo

sguardo al futuro nutriamo un così grande interesse per un

avvenimento della seconda metà dell’800, a mala pena citato nei libri di storia?

Cosa c'è nella vicenda della Comune di Parigi, durata appena due mesi, che ci spinge

oggi – a 146 anni da quell’evento e a un secolo dalla Rivoluzione Socialista d’Ottobre –

a studiarla con il più grande interesse, ad afferrarne il significato, a fare nostra la sua

lezione e le sue "vecchie verità"?

Per dare una risposta, seppure parziale, a queste domande e comprendere l'importanza

storica e politica della Comune dobbiamo ripercorrere brevemente gli avvenimenti,

soprattutto a beneficio dei giovani proletari e di tutti quei lavoratori sfruttati che non

hanno avuto finora la possibilità di conoscerli.

Lo sfondo storico. Nella seconda metà dell'ottocento il nazionalismo autoritario

francese, che rifletteva le ambizioni della borghesia arricchitasi a spese degli operai e il

parassitismo della corte imperiale, aveva spinto il popolo in una serie di guerre per

estendere i confini della Francia. Cominciò una sanguinosa guerra con la Prussia,

governata da Bismark, potenza europea in ascesa che doveva ancora completare la sua

unificazione nazionale e che vedeva nella Francia l'ostacolo ai suoi progetti.

Il 2 settembre 1870 l'imperatore Napoleone III, sconfitto nella battaglia di Sedan, si

arrese ai prussiani. Due giorni dopo i repubblicani di Parigi con una rivoluzione

incruenta decretarono la fine dell'impero e proclamarono la nascita della Terza

Repubblica. Sotto la guida di un governo provvisorio resistettero al nemico sino al

gennaio del 1871, quando la capitale fu costretta a capitolare dopo un assedio di

quattro mesi. I parigini avevano resistito combattendo con un corpo di volontari

armati, la Guardia Nazionale, in cui gli operai erano in maggioranza.

Nelle elezioni del febbraio '71 vinsero i conservatori eleggendo Adolphe Thiers, tipico

rappresentante della Francia moderata, che voleva riappacificarsi con la Prussia

accettando le durissime condizioni di Bismark (che prevedevano l'ingresso delle truppe

tedesche nella capitale).

La borghesia però non aveva fatto i conti con gli operai che non volevano farsi mettere

il piede sul collo, considerandosi solo in stato di armistizio con i prussiani. Dopo il

crollo dell'impero e la resa alla Prussia di Bismark, la Guardia Nazionale infatti aveva

conservato il suo armamento ed eletto un Comitato centrale.

Lo scontro fra Parigi rivoluzionaria e patriottica e la borghesia conservatrice e

traditrice era inevitabile. La rottura definitiva con Thiers si ebbe quando il governo,

che aveva sede a Versailles, pretese la consegna delle armi e, in particolare, dei

cannoni installati sull'altura di Montmartre.

Nel marzo del 1871, mentre il governo di Thiers stava ancora negoziando una pace

ingiusta con Bismark, gli operai parigini, che avevano acquistato una determinazione e

una autonomia politica assai più elevata che nel passato, insorsero. Ponendosi alla testa

degli altri strati popolari dettero l' assalto al potere borghese prendendo nelle loro

mani il potere politico.

Il 18 marzo 1871 la bandiera rossa sventolava sull’Hotel de Ville, sede del Comitato

centrale della Guardia Repubblicana. E’ l’inizio simbolico della Comune di Parigi, primo

governo operaio, che nel giro di poche settimane concretizzò il più radicale e avanzato

esperimento di democrazia rivoluzionaria fino ad allora realizzato, un atto di sfida

all'ordine politico e sociale della borghesia che dominava incontrastata in Europa.

Composizione di classe e programma. Da chi era composta la Comune? Il

movimento parigino era composto quasi esclusivamente di operai o di rappresentanti

degli operai e degli strati popolari più poveri. Gli abitanti dei quartieri ricchi avevano

infatti abbandonato i “quartieri bene" della capitale.

Il Consiglio della Comune era un governo composto di semplici operai, piccoli

impiegati e artigiani, i “diseredati” come si definivano, assolutamente sconosciuti ai più.

Non c'erano personaggi famosi, professionisti affermati, imprenditori, alti ufficiali,

politici di professione. Erano cittadini che non si subordinavano alla volontà dei

capitalisti, dei preti, dei ricchi ma obbedivano soltanto alla volontà del popolo, e

lavoravano per affermare gli obiettivi decisi dalle masse.

I suoi membri appartenevano a diverse correnti politiche. La maggioranza era

costituita seguaci del rivoluzionario Louis-Auguste Blanqui, socialisti più per istinto di

classe che per coscienza scientifica. La minoranza era invece composta

prevalentemente da seguaci di Pierre-Joseph Proudhon, membri della sezione francese

dell'Associazione internazionale dei lavoratori. Altri erano giacobini, altri erano ancora

erano rivoluzionari indipendenti, o radicali.

La Comune non fu un organismo di tipo parlamentare come quelli che siamo abituati a

vedere negli stati borghesi. Essa riuniva in se l' aspetto legislativo e quello esecutivo.

Il programma. Nei suoi primi giorni di vita la Comune propose misure a beneficio

dei lavoratori e votò provvedimenti quali:

l'abolizione dell'arruolamento obbligatorio e dell'esercito permanente e la sua

sostituzione con una struttura armata popolare, la Guardia Nazionale, composta da

tutti i cittadini abili alle armi;

l'elezione per tutti gli impieghi amministrativi, giudiziari, educativi con suffragio

generale degli interessati e diritto permanente di revoca;

la retribuzione di tutti gli incaricati di un servizio pubblico con uno stipendio non

superiore al salario di un operaio qualificato;

la completa separazione della Chiesa dallo stato, l'abolizione dei versamenti statali a

scopi religiosi, l'esproprio di tutti i beni ecclesiastici e la proibizione di crocefissi,

preghiere e immagini sacre nelle scuole;

la collettivizzazione delle fabbriche abbandonate dai padroni, che dovevano essere

riunite in società cooperative;

l'occupazione degli appartamenti liberi, la sospensione delle sentenze di sfratto e

morosità ed il condono di tutti gli affitti dall'ottobre 1870 fino all'aprile 1871,

stabilendo che quelli già pagati valevano come acconto per il futuro;

la radicale riforma dell'insegnamento, che prevedeva l'istituzione dell'istruzione

gratuita, laica ed obbligatoria e la diffusione di scuole femminili e professionali;

l'abolizione del lavoro notturno dei fornai, l' abolizione delle multe e delle riduzioni

dei salari;

l'abolizione dei "caporali" dell'epoca, cioè di sensali nominati dalla polizia che

effettuavano la registrazione degli operai e li sfruttavano;

la rimessa ai depositanti di tutti gli oggetti del Monte di Pietà che non avessero un

valore superiore ai 25 franchi e la sospensione delle vendite;

l'abolizione del giuramento politico e professionale.

Questi provvedimenti, che avevano un chiaro carattere di classe e mantengono per

molti aspetti una straordinaria attualità, furono adottati in poche settimane e per giunta

in una città assediata da due eserciti. Ad essi si aggiunsero altri decreti concernenti i

servizi pubblici, l'approvvigionamento di Parigi assediata, le ambulanze, l'assistenza

pubblica, la direzione dei musei e della biblioteca.

La Comune fu volta verso l'emancipazione completa delle donne che ebbero un ruolo

molto importante in quel periodo di lotta. Fu tra l' altro soppressa ogni distinzione tra

figli legittimi e naturali, tra sposati e conviventi.

La Comune prese anche iniziative simboliche come l'incendio della ghigliottina sotto la

statua di Voltaire, la distruzione della cappella costruita a "riparazione" dell’esecuzione

di Luigi XV, la conferma di tutti gli stranieri eletti nelle loro cariche, per sottolineare il

carattere internazionalista della insurrezione. Fu deciso l'abbattimento della colonna

Vendome, costruita con il bronzo fuso dei cannoni di Napoleone, simbolo dello

sciovinismo e della istigazione all'odio fra i popoli.

Certo, la Comune non fu che un inizio, poiché mancò il tempo per il suo sviluppo. Ma

che inizio! Ancora oggi il suo esempio positivo ci indica quali devono essere i caratteri

dello stato e del programma operaio, quali enormi potenzialità ha il proletariato nel

momento in cui crea un potere nuovo, diverso e superiore rispetto al corrotto potere

borghese.

La repressione. Di fronte al primo "assalto al cielo" degli sfruttati, la classe

dominante, terrorizzata da tanta consapevolezza e volontà di lotta preparò e attuò la

sua vendetta, per infliggere una punizione furiosa e crudele a chi aveva osato levarsi in

piedi contro il suo potere con obiettivi e rivendicazioni indipendenti. Per prima cosa Il

governo Thiers ottenne dal vecchio nemico Bismark la restituzione dei prigionieri di

guerra e li riorganizzò in vista della repressione, procurandosi di poter passare sul

territorio controllato dai prussiani. Per sei settimane, a partire dal 2 aprile, Parigi fu

bombardata dalle forze borghesi che fino a poco prima avevano strepitato contro la

profanazione della città. Le sue difese furono piegate all'inizio di maggio.

Alla fine del mese di maggio, decine di migliaia di soldati comandati dal generale Mac

Mahon, gli stessi che si erano arresi ai nemici prussiani, sferrarono un attacco decisivo

contro Parigi e in una settimana (21 - 28 maggio), ricordata come la "Settimana di

sangue", riuscirono a sconfiggere i comunardi.

Nonostante la disparità delle forze, la Comune fu difesa strada per strada, barricata per

barricata. Gli eroici difensori della Comune risposero finché poterono colpo su colpo.

Indietreggiando incendiarono il palazzo delle Tuileries e l'Hòtel de Ville, uccidendo gli

ostaggi che più rappresentavano il potere conservatore e repressore. La

controrivoluzione borghese fu spietata, anche dopo la caduta delle ultime resistenze. I

versagliesi compirono un vergognoso massacro, fucilando chiunque avessero catturato,

compresi donne e bambini, compiendo innumerevoli esecuzioni sommarie (circa

trentamila persone vennero passate per le armi senza alcun processo).

Al cimitero di Père-Lachaise circa 5000 persone furono mitragliate in un sol giorno.

Diverse decine di migliaia furono i condannati e i deportati ai lavori forzati, molti dei

quali poi vennero assassinati. Parigi perse almeno centomila suoi figli, tra i quali i

migliori operai. Bisogna notare che dopo questa esperienza la città fu sventrata con

interventi urbanistici radicali: strade larghe per rendere difficile il blocco con barricate.

Tutte le altre metropoli europee adottarono in seguito simili "accorgimenti" utili alla

borghesia per difendere militarmente il suo potere. La chiesa, da parte sua, costruì la

cattedrale del Sacro Cuore per celebrare l'assassinio di quei "criminali che

opprimevano Parigi".

La repressione sanguinaria contro la Comune mostrò la volontà della borghesia (che si

ricompattò nell'occasione in unico fronte internazionale) di dare un colpo definitivo al

movimento rivoluzionario del proletariato. Mostrò di quali nefandezze, di quale

violenza reazionaria è capace la classe dominante quando il proletariato mette in

pratica i suoi diritti e le sue aspirazioni.

La semplice esistenza di un governo proletario, sia pure in una sola città, ricordava a

tutti gli sfruttati che il regime ingiusto ed oppressivo del capitalismo poteva essere

abbattuto, che i lavoratori potevano essere i padroni della società, facendo a meno

della borghesia.

I limiti della Comune. Purtroppo nel 1871 il proletariato commise il grave errore di

lasciare alla borghesia l'iniziativa, rinchiudendosi entro i confini di una sola città, Parigi.

Certamente i comunardi speravano che il loro esempio fosse imitato dalle altre città

francesi. Ma gli appelli lanciati da Parigi agli altri comuni di Francia, affinché si

associassero alla capitale in una libera federazione, caddero nel vuoto. A Lione, a

Marsiglia, a Tolosa i tentativi furono repressi.

Non fu possibile andare più in là con i soli appelli a causa della situazione oggettiva che

c'era nella Francia di allora, occupata da truppe straniere e sottoposta alla egemonia

dei moderati.

Due mesi di tempo allora furono necessari alla borghesia francese per riorganizzare le

sue forze e procedere alla controrivoluzione, sotto la sguardo compiaciuto dei rivali

tedeschi che ovviamente lasciarono mano libera a Thiers, preoccupati del fatto che

anche in casa loro gli operai avrebbero potuto seguire l'esempio.

Come sarebbe stato possibile ribaltare le sorti della rivoluzione? In un solo modo. Non

accontentandosi della vittoria a Parigi e passando subito all'offensiva, cioè puntando

decisamente su Versailles, scatenando quella guerra civile che Thiers aveva nei fatti già

cominciato; perseguendo tenacemente nel vivo dello scontro un’alleanza, sotto la

direzione del proletariato urbano, con la massa dei contadini oppressi dal capitalismo

(erano circa i due terzi della popolazione) sulla base un programma rivoluzionario che

li liberasse dal peso delle ipoteche, delle imposte, dell'usura.

Altro grave errore delle Comune fu quello di non impadronirsi delle riserve

monetarie, i tre miliardi della Banca di Francia. Si lasciò così una potente arma nelle

mani del governo di Versailles, che valeva più di ogni altro ostaggio.

La rivoluzione è un’arte. L'indecisione, l'impreparazione, gli scrupoli, la benevolenza

verso i borghesi, la mancanza di determinazione e di un attacco decisivo portato di

sorpresa al nemico di classe nel momento in cui è più debole, diviso e disorganizzato,

la mancanza di una serie di successi, anche piccoli, nella fase iniziale, fanno si che, una

volta passato il momento propizio, non si riesca più a portare a termine i compiti

rivoluzionari e ci esponga ad un pericolo mortale. Con le parole di Marx "la difensiva è

la morte di ogni insurrezione armata".

Quello che è valso per la Comune - in quanto singola città accerchiata - vale anche per

gli stati socialisti. La storia ha dimostrato che la rivoluzione vittoriosa in uno o più

paesi non può chiudersi in se stessa.

La vittoria del Socialismo non può considerarsi come definitiva se non come risultato

degli sforzi del proletariato internazionale e con la vittoria della rivoluzione socialista in

molti paesi, per spezzare l’accerchiamento capitalistico e affermare la nuova società su

scala internazionale.

Per questo Lenin e Stalin hanno sempre ribadito che uno dei compiti fondamentali

della rivoluzione consiste nel realizzare il massimo del realizzabile in un solo paese per

sviluppare, appoggiare e svegliare la rivoluzione in tutti i paesi.

La lezione della Comune dimostra che per vincere la resistenza accanita delle classi

sfruttatrici ed assicurare il successo della rivoluzione il proletariato deve usare fino in

fondo e senza riserve il suo potere, deve usare il nuovo Stato proletario per mobilitare

le masse, affrontare la guerra civile che viene scatenata dai capitalisti e liquidare ogni

tentativo restauratore.

Tra le cause principali della fragilità della Comune, che impedirono di procedere su

questa strada furono le indecisioni e le frizioni che emersero tra le varie componenti

della Comune dovuta alla immaturità politica e ideologica delle forze che la

componevano.

La mancanza di una precisa coscienza scientifica di classe, presente solo in pochi

membri della Comune, la mancanza di un partito di avanguardia della classe operaia, la

presenza di illusioni sulla borghesia, e l' inadeguatezza delle precedenti associazioni di

lotta rivendicativa, incapaci di sviluppare una lotta decisa e rapida sul terreno politico,

fece si i membri della Comune non riuscirono ad adottare provvedimenti efficaci ed in

grado di vincere la guerra con la borghesia.

Come disse giustamente Engels la Comune fu la tomba del blanquismo e del

proudhonismo, cioè del rivoluzionarismo e dell'utopismo, del socialismo prescientifico.

La lezione della Comune. Malgrado la sua breve esperienza la Comune di Parigi

permise ai fondatori del socialismo scientifico, Marx e Engels, di trarre una lezione

luminosa che ancora oggi serve da guida per il proletariato internazionale nella sua

lotta per il Socialismo.

Per definire la sostanza della Comune Engels scrisse: "il filisteo socialdemocratico

recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l'espressione:

dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la

Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato".

In effetti la Comune ha rappresentato il primo esempio di dittatura del proletariato,

strumento della rivoluzione proletaria. Fu il primo riuscito tentativo della classe

operaia di rovesciare il sistema di sfruttamento e di oppressione capitalista e di

impossessarsi del potere per operare una profonda trasformazione sociale.

In primo luogo, la vicenda della Comune dimostra che lo stato operaio, la vera

democrazia popolare, non è il risultato dello sviluppo pacifico della società, non si può

costruire sulla base delle schede elettorali. Al contrario è la negazione della

democrazia borghese, il suo superamento dialettico.

In secondo luogo, come hanno spiegato Marx e Engels, “la Comune ha fornito la prova

che la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina

statale già pronta a metterla in moto per i suoi fini.” Lenin chiarì successivamente che il

proletariato deve dunque spezzare, demolire la macchina statale e non limitarsi a

impadronirsene. Questo concetto – sistematicamente rimosso e cancellato da

opportunisti, revisionisti e riformisti di ogni specie - esprime in modo chiaro

l’insegnamento centrale del marxismo rivoluzionario sui compiti del proletariato nella

rivoluzione per ciò che riguarda lo Stato.

In terzo luogo, l'esperienza della Comune prova che la dittatura del proletariato non è

la dittatura di qualche persona, di una minoranza, sul proletariato, e non è nemmeno

un semplice cambio di governo. Essa è la dittatura di tutta la classe sfruttata sulla

borghesia, la dittatura delle masse, della grande maggioranza su un’esigua minoranza.

Dunque la massima democrazia possibile in una società divisa in classi.

La Comune non aveva altra forza che non fosse la grande autorità morale, il consenso

del popolo che per la prima volta era davvero l' unico sovrano. Tutto si faceva per

strada, nei comizi, senza diplomazia segreta e senza gli intrighi parlamentari e di

corridoio.

I marxisti-leninisti lottano per questo tipo di dittatura, per la dittatura del proletariato,

per la direzione politica dell’intera società da parte della classe operaia, alleata con le

grandi masse sfruttate e oppresse.

Lo Stato operaio - sebbene possa assumere le forme più varie - deve essere sempre

espressione della dittatura del proletariato, del potere rivoluzionario della classe

operaia. Questo nuovo tipo di stato serve a costruire il Socialismo e a ridurre

all'impotenza i propri nemici di classe i quali proprio per essere stati rovesciati

uniranno le loro forze e non risparmieranno alcun mezzo per cercare di tornare al

potere.

La Comune vive e vivrà sempre nel cuore degli operai. Con la sconfitta della

Comune la borghesia pensò che la "storia doveva essere finita". La classe dominante

diffuse nei ceti medi la paura e l'odio verso i rivoluzionari. Ma il movimento socialista

riprese forza e dalle ceneri della Comune, seguendo il suo eroico esempio, neanche

cinquanta anni dopo sorse una nuova e più potente rivoluzione proletaria, quella

sovietica avvenuta nell’ Ottobre 1917.

Con l'avvento dell'imperialismo, ultimo stadio del capitalismo, e con l'acuirsi della sua

crisi generale si è aperta una nuova epoca di guerre e di rivoluzioni. Le rivalità

interimperialiste portano necessariamente alla guerra e questa situazione favorisce la

possibilità della rottura degli anelli deboli della catena imperialista a causa della crisi

interna in cui la borghesia di alcuni paesi si trova.

La questione al giorno d'oggi non è più di sapere se c'è la lotta oppure no, se ci sono

movimenti oppure no. La rivoluzione è una questione posta dallo sviluppo delle forze

produttive e dal conseguente sviluppo delle contraddizioni di classe, è una questione da

risolvere nella pratica.

La classe operaia e i popoli di molti paesi hanno ripreso a muoversi. Siamo ancora in

una fase difensiva, di crescente resistenza, ma è solo questione di tempo perché si

affermi una più forte e combattiva organizzazione delle forze proletarie, per nuovi

assalti al cielo.

Mille inconfutabili evidenze ci mostrano che il capitalismo non sarà l'ultima tappa dello

sviluppo sociale . Noi siamo ottimisti sull’esito dello scontro di classe. Le condizioni

per la lotta rivoluzionaria degli sfruttati e degli oppressi sono più favorevoli rispetto a

ieri. Lo sviluppo globale del capitalismo ha preparato alla classe operaia condizioni

materiali e sociali migliori per l'organizzazione della lotta rivoluzionaria per il potere.

Anche nel nostro paese vi sono le condizioni oggettive per la ripresa della lotta

rivoluzionaria. Quello che ancora manca è un forte Partito comunista del proletariato

che guidi le grandi masse, rendendole consapevoli del proprio ruolo storico.

Noi abbiamo fiducia: il proletariato, la classe sociale più rivoluzionaria della nostra

società, saprà risolvere questo problema. Il proletariato è una classe che sa imparare

dalle sue esperienze, dalle sconfitte del passato. Le molteplici lezioni che abbiamo

appreso dal corso degli eventi rivoluzionari che hanno caratterizzato gli ultimi secoli

renderanno più sicuro e vasto il prossimo assalto al cielo.

Oggi come ieri il compito dei comunisti è di organizzare e dirigere le masse alla lotta

per la rivoluzione e il Socialismo. È di portare e far crescere nel seno dei movimenti di

lotta quella coscienza rivoluzionaria e internazionalista senza la quale il proletariato non

può conquistare e mantenere il potere.

Per questa finalità lavoriamo e a essa dedichiamo tutti i nostri sforzi, chiamando i

migliori elementi del proletariato a unirsi alla nostra attività, nel solco tracciato dalla

Comune di Parigi, che annunciò al mondo intero l'avvento della nuova società.

Marzo 2017

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del

Proletariato d’Italia


------------------------------------------------
Visita il sito www.piattaformacomunista.com

ABBONATI A "SCINTILLA" E "TEORIA E PRASSI"
con soli 20 euro annui.
Versamenti su c.c.p.
n. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus